Compagnia APOTHEMAteatrodanza di Orbassano (Torino) in
La flor... da L'uomo dal fiore in bocca di Luigi Pirandello per la regia di Claudio Bellanti
LA NASCITA, LA VITA, L'EVENTO, LA FINE. UNA RILETTURA DE "L'UOMO DAL FIORE IN BOCCA" SOTTOLINEATA DA MUSICHE E SUONI LONTANI DAL MONDO PIRANDELLIANO CHE PONE L'ACCENTO SULL'INCONTRO CON LA MORTE CHE OGNI ESSERE UMANO DOVRA' AFFRONTARE, QUALUNQUE SIA LA LATITUDINE IN CUI VIVE. IL MOVIMENTO, AL SERVIZIO DELLA PAROLA, PONE IN EVIDENZA GLI STATI D'ANIMO NON DICHIARATI.
Con Ricky Oitana, Raffaele Montagnoli, Delia Bonino
Regia Raffaele Montagnoli
Coreografie Delia Bonino, Ricky Oitana
Assistente Maria Canone
Scenografie Massimo Trono
Costumi Pas Emanuele Rubino
Tecnico audio Massimo Trono
Tecnico luci Dario Floris
Grafica Elisa Perrone
Traduzioni Daniel Cerutti
Produzione Apothema teatrodanza
da un'idea di Ricky Oitana
Erano parecchi anni che desideravo mettere in scena questo spettacolo. L'idea era lì, scolpita nella mia mente. Aspettavo il momento e le persone giuste per affrontare questa avventura. La mia formazione mi aveva portato in questi ultimi anni a sviluppare lavori di teatrodanza che traevano le loro radici dal teatro espressionista tedesco e dalle forti influenze delle esperienze formative del teatro di Pina Bausch.
Ho messo insieme esperienze teatrali passate ed esperienze di danzatore presenti in un mix che, credo, possa colpire al cuore. La difficoltà principale è stata quella di costruire su piani paralleli lo spettacolo (superata senza problemi grazie al grande affiatamento che si è subito instaurato tra "regia" e "coreografia").
Ho deciso di affidare la regia a Raffaele Montagnoli in quanto sentivo la necessità di essere guidato nello studio teatrale del personaggio e nello sviluppo dell'idea (che ho sempre creduto dovesse essere affidata ad un occhio esterno competente). Per contro io e Delia Bonino abbiamo curato le coreografie, ovvero tutte le situazioni non verbali, cercando di scavare in profondità alla ricerca di tutto il sottointeso, di tutte le sfumature che si potevano nascondere tra le righe del testo di Pirandello, di mettere quindi, una volta tanto, il movimento al servizio della parola.
Ho voluto trasferire l'azione scenica in un paese lontano dal mondo pirandelliano allo scopo di rendere universale la vicenda. L'utilizzo della lingua argentina e di passi che riportano alle movenze del tango (esaltate dalle musiche di Piazzolla), sono semplicemente il mezzo per dare un carattere di universalità alla vicenda. L'utilizzo del "nudo" e la vestizione dell`uomo" da parte della moglie, che nella lettura registica di Montagnoli assume anche il ruolo di madre/morte, hanno lo scopo di condurre lo spettatore a "capire e vedere" la natura del male "dell'uomo" solo al suo epilogo, quando la moglie "lo" veste del suo ultimo capo: la giacca. L'albero delle flebo colorate voluto da Montagnoli, completa la lettura registica della Flor.
Il male sociale, rinchiuso all'interno della flebo, è visibile completamente solo alla fine dello spettacolo quando l'uomo, ormai pronto, abbandona la scena con "la sua morte addosso". E' stata un'esperienza creativa molto particolare e stimolante. Teatro, danza e mimo si sono mescolati in un tenero abbraccio.
Regia e coreografia hanno trasformato tecnica, testo e struttura in sincera emozione.
Ricky Oitana